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ADESSO O MAI PIU’
Tra non molto si forniranno i dati inerenti l’attività del pugilato nella regione Lazio, per il primo quadrimestre 2007. Da una prima lettura non aggregata sembra profilarsi un successo di enormi proporzioni, che ci avvicina ai fasti degli anni 80, anche in considerazione dei non brillantissimi risultati degli ultimi 15 anni, soprattutto in termini di affiliazioni e tesseramenti.
Sembrerebbe, tra l’altro, che la “sovradimensione” di questa Regione – in ragione dei suoi eccellenti risultati che la collocano indiscutibilmente prima in Italia - sia stata riconosciuta nell’ultima seduta del Consiglio Federale dove è stato ampiamente ribadito il ruolo del Lazio come primo attore nello scenario pugilistico.
Tale scenario non deve però essere considerato un punto di approdo ma piuttosto una rampa di lancio per creare una prospettiva di ampio respiro, consolidando i risultati raggiunti nella quantità e imprimendo un nuovo slancio nella ricerca della qualità pugilistica. E’ giunto il momento, infatti, di lavorare all’interno del nuovo bacino di utenza acquisito in questi anni – che ancora può essere implementato – per individuare giovani talenti che si trasformino nei campioni del domani. Compito non facile, certo, ma non impossibile anche in relazione ai nuovi spazi che le Società si stanno conquistando nei confronti delle istituzioni e delle scuole. Proprio nei confronti di queste ultime è necessario imbastire un lavoro di sapiente “vendita” del prodotto pugilato che sia competitivo nei confronti delle altre discipline sportive. La ragione appare ovvia: negli istituti scolastici si trova quel particolare bacino di utenza - preadolescenziale e adolescenziale (12-18 anni) – che più di ogni altro può rappresentare il futuro della nobile arte.
Anche un non addetto ai lavori comprende che inziare la pratica del pugilato a 12 o 13 anni rappresenta un’alta possibilità – almeno in termini probabilistici – di avere a 20 anni un pugile di prospettiva. Uno dei segreti per sfornare campioni è semplicemente quello di creargli il giusto bagaglio di esperienza negli anni che contano, quelli dove si apprende di più. Poi se si ha talento il gioco è fatto.
Tutto ciò implica che le Società si attrezzino di quegli strumenti manageriali e di quelle forme comportamentali che permettano di presentare programmi e progetti seri alle strutture scolastiche, soprattutto in funzione di ridurre quel gap che il pugilato soffre nei confronti degli altri sport - ormai consolidati negli ambiti scolastici - nei confronti dei quali, peraltro, non si sono costruiti nel tempo falsi stereotipi. In tale ottica, istituire una sorte di “preagonismo” del pugilato può essere utile a diminuire l’impatto traumatico dei giovani con questa disciplina. Da questo punto di vista la sof-boxe – che pur riproducendo i temi tecnico/tattici non prevede il contatto - appare utile allo scopo, avvicinando i più giovani e vincendo le resistenze dei genitori. Su questa linea innovativa si sta muovendo questo Comitato, incentivando l’ingresso delle Società negli istituti scolastici – anche con contatti diretti con i responsabili degli Uffici Scolasti Provinciali ovvero con i Presidi – organizzando delle riunioni di soft-boxe riservate ai soli studenti delle scuole medie di secondo grado e promuovendo - anche tra i docenti con appositi corsi - il nuovo regolamento di gara che dovrebbe essere introdotto ai Giochi sportivi studenteschi. Tuttavia, affinchè questo specifico lavoro promozionale porti i suoi frutti occorre che tutti gli addetti ai lavori svolgano il loro compito attraverso un piano che preveda:
  • 1. l’impegno delle società a costituirsi in una struttura capace di penetrare nelle scuole, con programmi, progetti e soprattutto in una veste formale confacente;
  • 2. l’impegno dei tecnici a lavorare, con pazienza certosina - anche all’interno delle stesse scuole e con la collaborazione dei docenti - nei confronti di un particolare bacino d’utenza che deve essere avvicinato con i giusti strumenti metodologici;
  • 3. l’impegno della Federazione a fornire contributi – anche rilevanti – alle Società che presentano progetti dedicati alle scuole, aprono corsi di pugilato amatoriale all’interno di istituti scolastici e riescono a portare giovani studenti in competizioni ufficiali della F.P.I., sia in qualità di spettatori che di atleti;
  • 4. la possibilità di usufruire di una cassa di risonanza massmediatica – sulla quale dovrà lavorare la Federazione – per tutte le iniziative che riguardino il pugilato nelle scuole. Dalla capacità di attrarre giovani leve si misurerà il futuro della nobile arte, sia in campo dilettantistico che professionistico, come per il resto dello sport italiano. Sull’onda degli ottimi risultati registrati dal pugilato, tutti noi dobbiamo ora crescere qualitativamente nelle prospettive indicate. Adesso è il momento di assestare il colpo vincente per consodilare un trend che ci vede in forte crescita. Siamo nel round che ci vede vincenti, adesso o mai più...

    IL PRESIDENTE C.R.L.
    Dr. Flavio D’Ambrosi