ESTINZIONE

Da diverso tempo ricevo preoccupanti segnali da alcuni tecnici laziali che mi evidenziano un crollo netto della qualità del movimento pugilistico che si manifesta nello scarso valore tecnico dei match programmati all’interno dell’evento pugilistico.

Alcuni saggi e vecchi maestri della nobile arte, mi stanno lanciando un accorato appello al ripristino di alcune condizioni che, in anni passati, hanno garantito la qualità del pugilato laziale.

In realtà, all’ultima consulta regionale io stesso avevo richiamato le società ed i tecnici ad una netta inversione di tendenza che permettesse un rilancio della qualità pugilistica sulla quantità che, invece, tollera il basso contenuto tecnico tattico espresso da ragazzi cresciuti come una brutta copia dei pugili passati.

In questi anni, siamo passati da un movimento pugilistico riservato ai pochi ad un movimento pugilistico fortemente “annacquato”. Tale infausto percorso è stato intrapreso attraverso tre catodici ed avversi momenti:

  • a tanti e troppi è stato permesso di insegnare il pugilato;
  • si è creduto che tutti potessero affrontare la carriera e la disciplina del pugilato, semplicemente salendo sul ring;
  • tutti hanno creduto di poter organizzare eventi pugilistici.

Sul primo punto, chi scrive ha voluto mettere in campo dei correttivi con una riforma  ordinamentale del settore dei tecnici sportivi, approvata recentemente dalla Federazione, attraverso la quale si sono volute valorizzare esperienza e professionalità maturate dai tecnici negli anni di tesseramento. Inoltre, sono state rimodulate e diversificate le competenze in relazione alle qualifiche possedute.

In tal modo, chi entrerà nel mondo del pugilato con la qualifica di aspirante tecnico non potrà esercitare le stesse competenze del tecnico e del maestro di pugilato. Il giovane aspirante dovrà esercitarsi nella pratica di insegnamento, per almeno tre anni, nelle palestre e non potrà condurre società o essere all’angolo del pugile.

La riforma del settore ha anche previsto dei nuovi step formativi che dovranno arricchire il bagaglio dei tecnici più giovani e dovranno essere garanzia, attraverso esami seri, di qualità dei tecnici stessi.

Relativamente al secondo punto, sono convinto che il Comitato dovrà stimolare le società a lavorare sui giovani pugili, anche nell’ottica della ricerca del talento, scartando quelle scorciatoie con cui si è tentati di far combattere pugili, anche di età avanzata, che il più delle volte riducono lo spettacolo pugilistico a rissa da strada!

Attraverso appositi contributi, le società dovranno essere incentivate a creare pugili di livello, rinunciando a quei giovani che non presentano attitudine a questo sportI maestri più anziani me lo hanno insegnato negli anni della mia dirigenza: non tutti possono fare il pugilato! I giovani aspiranti tecnici devono essere assolutamente coscienti di tale saggio insegnamento.

Per ultimo ma non ultimo, ho lasciato il punto sulle riunioni pugilistiche. In merito, ho come l’impressione che, per qualcuno, organizzare un evento pugilistico sia diventato come organizzare unapartita di briscola e tressette!

La riunione di pugilato ha, da sempre, una sua particolare ritualità e deve essere rispettata sia per quanto concerne l’adozione delle misure e delle prescrizioni concernenti la normativa vigente ed i regolamenti federali, sia per quanto riguarda il contenuto della stessa.

Organizzare tanti eventi pugilistici non migliora la qualità del movimento pugilistico laziale. Al contrario, mette in difficoltà le società organizzatrici che devono fare i salti mortali per trovare pugili di livello. La concomitanza di numerosi eventi pugilistici impoverisce il contenuto degli stessi e mette in difficoltà il Comitato che deve organizzare più servizi arbitrali, medici e dei cronometristi.

Sarebbe meglio fissare un tetto massimo di riunioni, come era già stato fatto sotto la gestione del sottoscritto, nei fine settimana. Sempre il solito vecchio e saggio maestro dice che è meglio partorire un gattino sano che tanti ciecati!

Il mese di settembre p.v., il Comitato convocherà la consulta regionale delle società e dei tecnici sportivi. In quell’occasione, il sottoscritto ed i componenti del Comitato illustreranno alcune proposte per ridurre le criticità sopra evidenziate, con la speranza di trovare la condivisione di tutti gli affiliati e tesserati laziali e ricondurre in porti più saggi la nostra nobile arte senza fargli rischiare l’estinzione!

  Il Vice Presidente Vicario F.P.I.

  Dott. Flavio D’Ambrosi